Dramma lirico in tre atti
Lo zingaro cieco
Lo zingaro cieco è probabilmente l’opera più famosa di Gazzotti: le cronache riportano uno straordinario successo di pubblico in occasione della prima assoluta al Teatro Storchi di Modena, il 2 febbraio 1921.
Il dramma nasce dal sodalizio creativo con l’amico Clemente Coen, che sarebbe poi stato rinnovato per Il campanaro di Camalò. L’opera si ambienta, come spesso ricorre nella drammaturgia gazzottiana, in un microcosmo: un villaggio dell’Appennino emiliano.
Stando a quanto scrisse Coen alcuni decenni più tardi, l’idea originaria era di molto antecedente e risaliva ai tempi del dramma lirico Mastro Dill (1914-15). Dato il risultato incoraggiante ottenuto da quest’ultimo in un concorso indetto dal conservatorio di Parma, nel novembre 1915 Gazzotti si gettò nella preparazione della nuova opera, stavolta avvalendosi della collaborazione dell’amico Clemente, oltre che del consueto supporto del padre Emilio. Probabilmente anche a causa della guerra, la gestazione dello Zingaro cieco si protrasse sino all’inizio del decennio successivo, e la sua messa in scena anticipò di pochi mesi la morte di Emilio.
Atto primo
La giovane Marta è in procinto di sposarsi con Galdino, che tuttavia confessa all’amico Nicola di essere ancora legato al ricordo di Stella, una giovane «zingara», anticonformista e sfuggente, da cui in passato era stato respinto. Il caso fa sì che proprio Stella, insieme al compagno Lucio, un violinista cieco, arrivi quel giorno in paese. L’invito a partecipare ai festeggiamenti rivolto loro dalla madre della sposa, la fattora Ghita, e da Nicola darà avvio ai tragici eventi.
Galdino, riconosciuto l’antico oggetto dei suoi desideri, fa pressione a Stella affinché predica il futuro suo e di Marta. Alla moglie Stella annuncia una felicità raggiungibile solamente attraverso il pianto; su Galdino, invece, tace, implicando presagi di morte. La fosca previsione e le avance di Galdino a danno della «zingara» incrinano irreversibilmente il clima di festa.
Atto secondo
Il secondo atto si apre dopo un salto temporale di alcuni mesi. Stella e Lucio sostano ancora una volta nei pressi del villaggio. Se il loro arrivo turba la facciata di soddisfazione domestica che Marta tenta di mantenere con i compaesani, Stella mostra altrettanta angoscia dinanzi all’apparente quiete, ordine e pienezza della vita condotta nel microcosmo paesano.
Mentre la «zingara» giace addormentata fra l’erba, Galdino ne sfrutta l’incoscienza per strapparle un bacio. Stella si sveglia e gli si oppone, invano rammentando al giovane i suoi doveri coniugali. Galdino tuttavia intuisce il conflitto interiore della fanciulla e riesce a trionfare su di lei, rendendola la propria amante.
Atto terzo
Dopo un nuovo salto temporale alla stagione invernale, la stamberga di Lucio offre riparo agli amanti e ai loro piani di fuga. Ancora una volta, però, Stella è divisa fra la passione e il tormento di dover abbandonare il compagno Lucio.
Proprio questo attimo di esitazione le risulterà fatale. Lucio infatti fa il suo ingresso nella capanna e la sua cecità diventa il fulcro drammatico della scena, mano a mano che, ostacolato dal non poter vedere, il violinista lentamente comprende l’imminente abbandono. A quel punto, avvicinata Stella con il pretesto di rievocare il loro amore, Lucio la strangola con i suoi stessi capelli e poi crolla esanime sul corpo di lei. Il dramma si chiude così: con la riconsegna di Galdino alla moglie Marta, resa possibile dal brutale assassinio di Stella.
I bozzetti dei costumi
Undici figurini acquerellati, ciascuno con il nome del personaggio scritto a mano in alto. Biblioteca Estense Universitaria di Modena, Fondo Coen.
Dalla prima allo Storchi alle repliche
Il successo della prima assoluta fu tale che il dramma ebbe diverse repliche a Modena e
andò in scena in altre città, fra cui Brescia: al Teatro Sociale, il 3 dicembre
1921, con Wanda Giovannelli nella parte di Stella, Gaetano Morellato in quella di Lucio e
la direzione di Augusto Dall’Acqua.
Alcune partiture dei tre atti sono state rappresentate
nel 1946, a Modena, a Finale Emilia e a Vignola.
Una recensione coeva ed entusiasta
MODENA 3. Il giudizio dei critici è stato unanimemente favorevole alla nuova opera del concittadino maestro Luigi Gazzotti, Lo zingaro cieco, in tre atti, su libretto del rag. Clemente Coen. Ed infatti iersera, l’elegante, affollatissimo pubblico che esauriva lo Storchi, ha mostrato di saper apprezzare in tutto il suo valore, la nuova composizione d’arte alla quale il giovane e noto compositore ha dedicato il suo ingegno, ed il libretto, che ha molti pregi letterari.
Il primo atto si svolge gaiamente nella fattoria di mamma Ghita, alla festa di nozze di Marta con Galdino. È una serie di lieti episodi e di canti giocondi che danno al quadretto una simpatica vivacità. Alla festa intervengono gli zingari, e un tipo comico di faccendino campagnuolo, che completa la pittura dell’ambiente villereccio. Il secondo atto, in cui veramente si inizia la tragica rivelazione dell’amore peccaminoso di Galdino e di Stella (la zingara), si svolge in aperta campagna. In pieno sole, sopra uno sfondo di canzoni campestri, che danno una nostalgica impressione del nostro dolce Appennino. L’ultimo atto invece ha un tragico svolgimento in un ambiente cupo e racchiuso, nella piccola stamberga degli zingari, quando le tenebre sono già discese, in una sera di festa.
L’orchestrazione dell’opera è fatta con un largo criterio di modernità, che facilita il libero svolgimento della ispirazione melodica, che è assai piaciuta. Specialmente applaudito l’intermezzo sinfonico che è stato bissato tra numerosi applausi: come pure altri bis sono stati concessi dietro le vive insistenze del pubblico. L’interpretazione è stata ottima specialmente per merito del baritono Gianforte, del tenore Campolonghi della soprano Wanda Giovanelli. Per la cronaca notiamo replicate chiamate a ogni atto, applausi a scena aperta, e clamorose ovazioni agli autori evocati più volte al proscenio.
Menzione nella sezione Telegrammi, «Rivista Teatrale Melodrammatica : giornale critico, musicale e d’annunzi fondata in Milano nel 1863», 7 febbraio 1921, pp. 1-2. Il dispaccio è datato 3 febbraio 1921.
Le fonti
- Spartito, riduzione per canto, coro e pianoforte Scheda in OPAC SBN
- Partitura, atto primo Scheda in OPAC SBN
- Partitura, atto secondo Scheda in OPAC SBN
- Partitura, atto terzo Scheda in OPAC SBN
- Libretto, Modena, Cooperativa Tipografi, 1921 Scheda in OPAC SBN
- Biblioteca Estense Universitaria di Modena, Fondo Coen — i bozzetti dei costumi
- Biblioteca G. Pederiali di Finale Emilia — le cartoline promozionali
- Collezione Enzo Roli — la copertina del libretto
- Auris - Biblioteca Comunale Francesco Selmi di Vignola, Fondo musicale Gazzotti