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Gruppo di Documentazione
Vignolese Mezaluna

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Cantata per soli, coro e orchestra

Orpheus

Orpheus è la cantata per orchestra con la quale Luigi Gazzotti si diplomò al liceo musicale di Bologna a pieni voti, nel giugno 1913.

Il diploma del 1913

È dedicata al maestro Luigi Torchi (1858-1920) ed è accompagnata dal testo del poeta bolognese Carlo Zangarini (1873-1943), insegnante di letteratura italiana presso lo stesso istituto frequentato da Gazzotti.

La prima esecuzione ebbe luogo il 1° giugno 1913. Lo spartito a stampa, uscito poi a Bologna per i tipi di Carlo Venturi, porta una dedica autografa a Torchi.

Carlo Zangarini, il librettista

Zangarini era un affermato librettista che scrisse, fra gli altri, La fanciulla del West per Giacomo Puccini, e compose persino una strofa popolare per pubblicizzare l’idrolitina.

La collaborazione tra Gazzotti e Zangarini proseguì negli anni successivi, dando vita al dramma lirico Mastro Dill (1914-15).

Il soggetto

Il soggetto di Orpheus, come si evince dal titolo, è mitologico. Zangarini dà al testo la forma di un’ode-canzonetta, genere molto popolare fra fine Ottocento e inizio Novecento.

La placida atmosfera tipica di una serena notte stellata è ambiente e protagonista dello svolgimento: la Notte invita il mitico cantore Orfeo ad ascendere alle più alte sfere, ad un mistico convito, dove potrà fondere la sua musica con le armonie dei cieli. Orfeo si abbandona a questo invito ed elogia la Notte per il potere, insito in lei, di far sorgere nell’essere umano vera ed ispirata musica.

Il testo

Versi di Carlo Zangarini, dal volume Spunti d’anima.

Coro

Casta magia d’amore,
santa Notte, armonia
delle sfere, fulgore
di eterna poesia,

costui che luminoso
su dalla terra ascende,
e a fondersi amoroso
nella tua vita intende,

costui che lira e canto
primo dono ai mortali,
ed al tuo regno santo
or dispiegate ha l’ali,

di tua divina essenza
rivesti e in te trasfondi:
fa che la sua scienza
l’Umanità giocondi.

La Notte

Cinta d’astrali incanti
di nuvole e di aloni,
tra l’armonie sognanti
delle costellazioni,

col trepido sospiro
che a me si unisce in via,
con l’inno che dal giro
notturno il sol m’invia,

io scendo a gran corteo
incontro alla tua brama:
odi l’invito, Orfeo,
che dentro l’ombra chiama.

Voci notturne

Al mistico convito,
all’alte nozze vieni:
i cieli al grande invito
splendono più sereni;

nell’armonia dei mondi
dissolviti, ed eterna
l’umil tua nota fondi
con l’armonia superna.

Orpheus

Prendimi, Notte amica,
me nel tuo grembo cela;
vana è la mia fatica
se un soffio non m’inciela.

Chiusa e nel cupo azzurro
la melodia possente:
la musica è un susurro
fioco di morta gente,

ma se tu, Notte, spiri
nei nostri petti affranti
i deboli sospiri
sorgono in inni e canti!

I cori uniti

Gloria a te, Notte arcana,
Notte d’eterno incanto;
in te la stirpe umana
tempra suo canto e pianto!

Notte, che Amor compose
di duplice mistero,
silenzio delle cose
e voce del pensiero,

nel grembo tuo riposa
il libero cantore,
tre nomi ed una cosa
Musica. Notte. Amore!

Le fonti

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